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Articolo M° Angelo Abbruzzo

M° Angelo Abbruzzo

Relazione coniugale. Via di crescita interiore

Il termine coniugale, nel suo senso più profondo, deriva dal latino “ Coniugium” che significa unione – unità.
Dunque la relazione, intesa in questo senso, non necessariamente giuridica o ecclesiale, sarà “ coniugium” cioè “coniugale” se è relazione impegnata da entrambe le parti nella direzione di una crescente unità.
Così intesa, giustamente intesa, l’espressione “vita coniugale” acquista una tonalità non soltanto poetica, ma anche sacra: “vivere insieme per trasformare insieme la vita”.
Una forma completa di Sangha include due cerchi: Il cerchio esterno, cioè la comunità di amici spirituali con i quali ci si ritrova periodicamente e il cerchio interno, ossia il coniuge, che è la persona con la quale il praticante condivide la propria vita più che con qualsiasi altra.
In verità, va anche detto che una relazione nella quale un coniuge segue pratiche per la crescita interiore e l’altro, pur non praticando, ha un atteggiamento rispettoso e di sostegno nei confronti della pratica del compagno,è anchessa una relazione spiritualmente fondata.

Ora è legittimo chiedersi che cosa è necessario fare perché un rapporto coniugale diventi Dharmico, ovvero diventi luogo di unificazione, armonia e semplificazione invece che di complicazione, attaccamento, avversione, dispersione, tensione e tormento.
Poiché una relazione diventi Dharmica occorre prendere in considerazione due aree, a cominciare da quella crucialissima della fiducia- accettazione.
Per comprendere meglio la cosa facciamo un esempio: Il buon genitore infonde fiducia al bambino attraverso la mente, la parola e il corpo.
Infatti il buon genitore sarà presente con mente–cuore sollecito e benevolente; sarà presente fisicamente con frequente contatto corporeo affettuoso, sarà presente verbalmente con parole di sostegno e di amore.
E da questo tipo di mente-cuore genitoriale, da questa verbalità e fisicità il bambino è nutrito, si sviluppa e cresce a sua volta nella mente-cuore, nella parola e nella corporeità, sentendosi accettato e sostenuto fiduciosamente a tutti i livelli.

Ora la buona relazione coniugale è come se riattivasse e approfondisse questa “fiducia primaria” esprimendola attraverso la tenerezza fisica e la “sessualità” attraverso la parola e attraverso la mente-cuore. Sentirsi “ profondamente e primordialmente accettati” da un altro nel nostro corpo, nella nostra parola e nella nostra mente è un potente detonatore della nostra accettazione nei nostri confronti e più in generale, nei riguardi della vita.
E non è un caso che qualora uno abbia ricevuto insufficiente accettazione e fiducia nei primi anni di vita, una buona relazione può essere la cura più efficace per sanare questa profonda ferita!
Dunque , una buona relazione coniugale ha come fondamento la fiducia; e questa fiducia-accettazione può essere coltivata, approfondita e ampliata da parte di chi pone il lavoro interiore – Dharma – al primo posto nella propria vita.

Dopo aver toccato l’area della fiducia-accettazione, adesso riflettiamo sulla pratica del Dharma nell’ambito della relazione coniugale.
A) Anzitutto è utile ricordare quanto giovi alla relazione Il meditare insieme giornalmente. Naturalmente senza rigidità, data l’eventualità di orari di vita e di lavoro diversi.
B) Fare ritiri congiuntamente è un grosso aiuto per la crescita della relazione coniugale nel Dharma. Infatti un ritiro tende a potenziare sia al pratica sia la relazione.
Ciò, tuttavia può comportare un certo travaglio, dato che il ritiro sarà impietoso nel mettere a nudo le “ Verità” e dunque le eventuali carenze della relazione.
Qualora questa non superi una certa soglia di carenze e qualora chi fa il ritiro abbia una pratica solida, allora il ritiro può rivelarsi un’ottima medicina per curarla e ricostruirla.
Nel caso, invece, che la problematicità della relazione sia molto elevata un ritiro può dare la chiarezza e la forza necessaria per la sua risoluzione.
In conclusione, riprendendo quanto si è detto all’inizio, è certamente possibile che una relazione coniugale allevata e cresciuta nel Dharma, invece di essere vettore di complicazione, di moltiplicatore di desideri e di avversione e dunque di tensione-frustrazione, diventi portatrice di pace, di distensione e di unità aiutando ciascuno dei coniugi a camminare fiduciosamente verso “La cosa che non nasce e che non muore”!

SARVA MANGALAM

Articolo del M° Angelo Abbruzzo Lama Yeshe