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Articolo M° Angelo Abbruzzo

M° Angelo Abbruzzo

La preziosità del respiro nello yoga e nella vita

La caratteristica più importante della concezione del mondo orientale è la consapevolezza dell'unità e della mutua interrelazione di tutte le cose e di tutti gli eventi, la constatazione che tutti i fenomeni del mondo sono manifestazione della medesima energia primordiale.
Tutte le cose sono viste come parti interdipendenti e inseparabili da questo TUTTO COSMICO; come differenti vibrazioni manifestazioni della stessa realtà ultima.
Nella vita ordinaria non siamo consapevoli di questa unità di tutte le cose ma dividiamo il mondo in oggetti ed eventi separati.
Naturalmente questa divisione è utile e necessaria per muoverci nel nostro ambiente quotidiano, ma non è un aspetto fondamentale della realtà. E' un'astrazione ideata dal nostro intelletto che divide e classifica.

Credere che i nostri concetti astratti di 'COSE ED EVENTI" separati siano realtà della natura è un'illusione.
La saggezza orientale, come tradizione millenaria, ci dice che questa illusione è basata sull'AVIDHYA, o ignoranza, prodotta da una mente che è sotto l'incantesimo di Maya, ossia di uno stato illusorio di sogno.
Lo scopo principale delle tradizioni orientali è perciò di rimettere ordine nella mente guarendola ed acquietandola attraverso le pratiche di respirazione che conducono ad uno stato mentale equilibrato e tranquillo nel quale si sperimenta l'unità fondamentale del micro e del macrocosmo.
La fondamentale unità dell'universo è anche una delle più importanti scoperte della fisica moderna. Essa diviene evidente a livello atomico e si manifesta tanto più chiaramente quanto più si penetra in profondità nella materia, fino al mondo delle particelle subatomiche.

Studiando i vari modelli della fisica subatomica, vediamo che essi esprimono ripetutamente, in modi diversi,la stessa intuizione della mistica orientale e cioè che i costituenti della materia ed i fenomeni ai quali essi prendono parte, sono tutti in rapporto reciproco, interconnessi ed interdipendenti. Non possono essere compresi come entità isolate ma solo come parti integrate del tutto.
Secondo la meccanica quantistica, che per spiegare con parole i propri concetti ha bisogno di utilizzare paradossi, le particelle, o quanti, ovvero i costituenti ultimi della materia, non esistono in un luogo ben preciso bensì mostrano una tendenza ad esistere. Esse inoltre si presentano come particelle che non sono vere e proprie particelle, onde che non sono vere e proprie onde.
In tutto ciò il concetto di particelle isolate, inteso come cose, lascia il posto al concetto di “UNITA' DI ENERGIA”.

Come appena visto, le particelle quantiche hanno una tendenza ad esistere, ossia a concretizzarsi.
Perciò le forme pensiero, siano esse positive o negative, tramite l'attrazione delle particelle quantiche, creano un'aggregazione di energia sino a prendere forme sia nel bene che nel male.
E' quindi evidente che:

LA QUALITA'DELLA NOSTRA VITA DIPENDE IN LARGA MISURA DALLA QUALITA' DELLA NOSTRA MENTE.

La manifestazione di un essere vivente è riconoscibile come manifestazione energetica.
I diversi livelli di manifestazione (fisico, emozionale, mentale) sono espressione di una diversa qualità di energia.
La diversa qualità dell'energia vitale dipende dalla qualità della respirazione e del modo in cui essa è organizzata all'interno del suo campo.

L'energia vitale (prana) appare sotto forma di minuscole particelle luminose, in movimento incessante e diversamente colorate.
Quanto più l'organismo è sano e vitale, tanto più le particelle praniche si muovono liberamente e sì rispettano vicendevolmente.
L'armonia è riconoscibile inoltre dal punto di vista cromatico; colori chiari, tenui e luminosi esprimono benessere totale.
Nel campo, invece, dove le particelle si sovrappongono e si ostacolano determinando stasi del flusso energetico, così come respirazione scorretta singhiozzante, difficoltosa e opacità cromatica, l'organismo è in uno stato di totale malessere.
Un maestro esperto in pratiche respiratorie (pranayama) è in grado di vedere direttamente, tramite la vista sottile o l'intuizione le particelle praniche e il campo energetico di ogni essere vivente.
Perciò può consigliare specifiche pratiche respiratorie che portano le persone interessate dallo stato di malessere a quello del benessere, dall'oscurità alla luce.

TRA TUTTE LE PRATICHE RESPIRATORIE LA PIU' POTENTE E' IL PRANAPANAGATI.

Questa respirazione circolare connessa porta ad una potente attivazione pranìca che va a magnetizzare il sistema nervoso autonomo arrestando il normale processo dì decadimento cellulare e attivando tutti i processi dì autoguarigione e autotrasformazione.
Allorquando pratichiamo il PRANAPANAGATI o ripetiamo dei sacri mantram, si crea un campo vibratorio energetico ad altissima frequenza che inevitabilmente va a mettere in evidenza gli schemi di interferenza.
Per schemi di interferenza possiamo intendere: conflitti irrisolti, traumi rimossi, emozioni bloccate, istinti repressi, bisogni insoddisfatti, influenze karmìche.
Queste situazioni irrisolte determinano blocchi energetici in specifici distretti corporei che, in seguito,possono sfociare in vere e proprie malattie sul piano psicofìsico.
Durante una seduta di pranapanagati, venendo in contatto con un sintomo fisico o psichico, una sensazione, un'emozione, un bisogno, un desiderio, un pensiero, un ricordo, un'intuizione,

E' “NECESSARIO RESTARE, ANZICHÉ' ANDARE VIA”.

Infatti, quando noi ”'RESTIAMO ED ASSISTIAMO”, si realizza un contatto profondo con il flusso dì energia che anima ogni manifestazione.
Al contrario, quando noi “ANDIAMO VIA O REPRIMIAMO”, si creano le condizioni per una sua interruzione e quindi una sua non integrazione.
Attraverso il contatto, noi possiamo adeguare l'intelligenza personale all'intelligenza transpersonale, che le varie tradizioni descrivono come saggezza primordiale o intelligenza divina.
Comunque sì definisca questo stato, è possibile riconoscerlo molto chiaramente tramite l'esperienza diretta,come l'espressione del flusso armonioso delle particelle praniche.

Articolo del M° Angelo Abbruzzo Lama Yeshe
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